L’ABBRACCIO
Un segno di fiducia e solidarietà: Roberta Zedda abbracciava il prossimo per vocazione.
Il progetto di un memoriale a lei dedicato – luogo di quiete e di riflessione – non poteva che divenire un omaggio “all’abbraccio”, a un contatto virtuale rivolto al cuore e alla mente delle persone.
I blocchi di granito grezzo, aperti come ferite, confermano la durezza della perdita ma anche di un’eredità solida che non si sgretola. Ogni crepa o asperità del granito racconta la storia del sacrificio e della dedizione di Roberta, radicata nella terra che l’ha vista crescere poi cadere e che, oggi, invita a fermarsi.
Un grande disco di acciaio specchiante, diviso in due metà, poggia sul basamento granitico, a rappresentare le due Comunità, Solarussa e Sanluri, che ne condividono la memoria.
Una circonferenza ideale che riflette l’universo ma anche chi lo guarda. Specchio dell’anima collettiva, esso cattura i volti dei visitatori, così come pure il mutare delle nuvole, la luce del giorno e l’ombra serale.
In questo riflesso, Roberta vive ancora: il suo spirito si mescola con il paesaggio attorno, con il pensiero di quanti si fermano, con la memoria di una Comunità che non dimentica.
L’acciaio – lucido e immutabile a simboleggiare l’eternità – parla anche di vulnerabilità: ogni graffio, ogni riflesso, racconta ciò che è stato e ciò che continua a essere.
Dal disco emergono steli in ceramica, sottili e fragili, che si espandono come un canto. Su di essi, rose bianche – purezza e delicatezza – si ergono quali simboli di vita, di amore, di cura, metafora della luce che Roberta ha generosamente donato nella sua dedizione al lavoro: fiore raro che sboccia ancora. Ogni stelo che germina una rosa bianca, è fragile ma tenace, a sottolineare il coraggio di chi sceglie di porsi al servizio degli altri.
Al centro del roseto, una figura si innalza anch’essa bianca, composta da tanti steli di ceramica intrecciati, uniti nell’abbraccio ideale che ribadisce il tema conduttore all’origine del memoriale. È Roberta, stilizzata e trasfigurata, nell’unità e nella forza.
I singoli steli che la circondano, si fanno qui più robusti attraverso la loro unione.
Il suo lascito è infatti per la collettività, un invito a stare uniti, a sostenersi, a non lasciare che il sacrificio del singolo sia vano. La figura, eterea e luminosa, pare quasi fluttuare, sospesa fra terra e cielo, fra il dolore della perdita e la promessa di un ricordo che non svanisce.
Questo memoriale di Solarussa non è solo pietra, acciaio e ceramica. Propone un dialogo tra materia e spirito, tra umano e infinito. È un luogo dove il tempo chiede di fermarsi, dove il peso del granito si alleggerisce nella luce delle rose, dove il riflesso dell’acciaio e la fragilità della ceramica invitano ciascuno a guardare entro sé stesso.
Qui Roberta vive mentre noi, fragili custodi della memoria, guardando la nostra immagine riflessa, chiniamo affettuosamente il capo, restituendole l’abbraccio.
Contributo artistico e artigianale di Pina Corriga Fictilia MEDITERRANEUM FICTILIA;